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Se un problema non si vede, non si risolve.

Ho lavorato trent'anni nell'industria dei veicoli commerciali e speciali e delle macchine agricole, passando per la linea di montaggio, la qualità, lo sviluppo prodotto, l'assistenza tecnica e la supply chain. In questi anni ho imparato ad affrontare i problemi partendo sempre dallo stesso punto: prima bisogna vederli con chiarezza, poi se ne può cercare la causa. AndonLab è il nome che ho dato a questo modo di lavorare.

30 anni
Linea di montaggio,
Iveco Suzzara
Consiglio di
Amministrazione
Lanterna andon disegnata a matita su una tavola tecnica di ruote dentate.
ANDONIl segnale che ferma la linea
Perché questo simbolo

È una lanterna andon giapponese, disegnata sopra la tavola di costruzione di una ruota dentata presa da un vecchio corso di meccanica applicata. Ho voluto tenerle insieme perché, almeno nella mia esperienza, la luce serve a vedere il problema e il disegno serve a risolverlo, e nessuna delle due cose basta da sola.

Le inefficienze che costano di più sono quelle a cui ci si è abituati.

Un fermo macchina si vede subito e qualcuno se ne occupa. Le perdite che pesano di più nel tempo sono altre: quelle che un'organizzazione ha smesso di notare perché "si è sempre fatto così", che costano un po' ogni giorno e che raramente compaiono in un report. Quelle che ho incontrato più spesso sono sei, e le trovi qui sotto.

Anomalie che tornano

Lo stesso difetto si ripresenta a ogni trimestre e ogni volta viene contenuto, ma la causa radice resta aperta. Il costo finisce in garanzia e sul cliente.

Informazioni disperse

La soluzione a un guasto spesso esiste già, ma sta in una mail, in un file sul desktop di qualcuno o nella memoria di un tecnico vicino alla pensione, e chi ne avrebbe bisogno non riesce a trovarla.

Processi manuali travestiti da digitale

Fogli di calcolo che passano di mano in mano, doppie registrazioni, dati riallineati una volta al mese. Il gestionale c'è, ma buona parte del lavoro si fa fuori.

Qualità reattiva

Il problema emerge quando il cliente reclama, e a quel punto la qualità diventa un ufficio che insegue i problemi invece di una funzione che li previene.

Strumenti che nessuno usa

Software progettati da chi non ha mai lavorato su una linea di montaggio, a un banco di collaudo o in un'officina di assistenza. Spesso sono molto completi e molto costosi, e proprio per questo poco usati.

Decisioni senza dati

Le priorità si stabiliscono in riunione, spesso sulla base di chi parla più forte. I dati ci sono, ma non arrivano in tempo al tavolo dove si decide.

Segnali accesi: 0 su 6 Su una linea di produzione, quando qualcosa non va, l'operatore tira la corda o preme il pulsante dell'andon e il capo squadra interviene. Negli uffici e nelle funzioni di supporto un segnale equivalente di solito manca, oppure c'è e nessuno lo guarda.

Un nome per un modo di lavorare.

AndonLab è il nome che ho dato alla mia filosofia professionale e a questo spazio, dove raccolgo quello che ho imparato e quello che sto costruendo. Le due parole corrispondono alle due metà dello stesso lavoro.

Andon

Rendere visibile il problema

Nella Lean Production l'andon è il dispositivo che segnala subito un'anomalia sulla linea. Dietro c'è una scelta organizzativa precisa: chi lavora sul prodotto ha il diritto, e la responsabilità, di fermare il processo quando la qualità o la sicurezza sono a rischio.

Fermarsi costa, e per questo molte aziende finiscono per spegnere il segnale o per non guardarlo. Per quanto ho visto, però, un'ora di linea ferma costa quasi sempre meno di un difetto che arriva al cliente e rimane in garanzia per anni.

Lab

Costruire la risposta e provarla

Una volta visto il problema, serve un posto dove costruire una risposta e provarla sul campo. Nel mio caso mette insieme l'esperienza industriale, l'osservazione diretta dei processi, i dati e gli strumenti digitali.

Mi interessano soluzioni piccole e verificabili, che una persona possa iniziare a usare in pochi giorni e di cui si possa misurare l'effetto nelle settimane successive. Le piattaforme che richiedono mesi di configurazione prima di dare un risultato sono un'altra cosa, e non è quello che cerco di fare.

In pratica si tratta di individuare ciò che rallenta il lavoro, genera spreco o compromette la qualità, e di trasformare l'esperienza in soluzioni, organizzative o digitali, che l'azienda sia poi in grado di mantenere.

Trent'anni nell'industria, dagli stabilimenti alla guida di organizzazioni complesse.

Iveco / CNH Industrial, circa 18 anni
SDF, 2015–2026
CdA
1995Laurea, La Sapienza
1997Linea del Daily, Suzzara
2000Valladolid, Spagna
2005Eurocargo
2008Lione, Irisbus
2011IDV, Magirus
2013Lione, Bus
2015SDF, Qualità
2021–2024CdA del gruppo SDF, COO dal 2023
2025–2026Vitibot, poi AndonLab

Ho lavorato sia negli stabilimenti, vicino alla linea di montaggio, al banco di collaudo e all'officina di assistenza, sia nelle sedi centrali, con responsabilità di direzione fino al Consiglio di Amministrazione. Avere attraversato le funzioni aziendali mi ha permesso di capire dove i problemi si formano e come risolverli.

Il cliente come riferimento

Nel mio lavoro ho sempre cercato di orientare le attività delle organizzazioni ai clienti e alla loro soddisfazione. Ho avuto modo di interagire con clienti molto diversi fra loro: professionisti che usano veicoli commerciali per lavorare, gestori delle municipalità che erogano il trasporto pubblico alle collettività, agricoltori, eserciti di mezza Europa impegnati in missioni di peacekeeping in giro per il mondo.

LE TAPPE

Gli inizi, in Iveco e in Spagna1997–2005 · dalla linea del Daily di Suzzara a quella di Valladolid

Ho cominciato nel 1997 in Iveco a Suzzara, sulla linea di montaggio del Daily, come responsabile della linea di produzione; poi sono passato alla qualità officina e alla qualità prodotto. Nel dicembre 2000 mi sono trasferito a Valladolid, prima come Plant Quality Manager e poi come responsabile dell'officina di lastroferratura, e ci sono rimasto più di quattro anni. Lì ho imparato a lavorare in uno stabilimento e in una cultura industriale diversi dai miei.

Iveco e CNH Industrial2005–2015 · Eurocargo, un anno a gestire Irisbus, Difesa, di nuovo Bus

Dal 2005 al 2008 mi sono occupato della qualità di prodotto della gamma Eurocargo.

Dal 2008 al 2011 ho lavorato a Lione, in Irisbus, alla guida della Customer Satisfaction & Quality, che riuniva qualità e assistenza tecnica su scala europea. Per circa un anno l'azienda è rimasta senza business leader, e con i colleghi delle altre direzioni abbiamo gestito Irisbus, di fatto un'azienda nell'azienda, in sostanziale autonomia, con una review mensile direttamente con l'amministratore delegato di Iveco, che aveva assunto la funzione ad interim. È stata una crescita professionale notevole e un'esperienza di vita che ricordo con grande piacere.

Dal 2011 al 2013 ho guidato la qualità di prodotto di Iveco Defence Vehicles. In quel periodo ho avuto modo di parlare con chi usava i mezzi IDV nei teatri operativi delle missioni di peacekeeping. È stata un'esperienza illuminante, e quello che mi è rimasto più impresso è il significato e il valore dell'affidabilità in quel tipo di missione.

Dal 2013 al 2015 sono tornato a Lione, per la qualità di prodotto dell'intera Product Line Bus.

SDF, fino al Consiglio di Amministrazione2015–2026 · qualità, affidabilità, riorganizzazione, CdA e COO

Da giugno 2015 a marzo 2026 ho lavorato in SDF, Same Deutz-Fahr, multinazionale a proprietà familiare che progetta e produce trattori e macchine agricole. Sono entrato nella Qualità e negli anni ho avuto ruoli di responsabilità crescente: dal 2021 al 2024 sono stato membro del Consiglio di Amministrazione del gruppo e, tra il 2023 e il 2024, Chief Operating Officer; sono stato anche co-Amministratore Delegato di SDF Italia SpA.

Sono stati più di dieci anni in cui ho guidato il lavoro sulla qualità e sull'affidabilità del prodotto e, con responsabilità via via più ampie, l'evoluzione dell'organizzazione e dei processi, anche attraverso la loro digitalizzazione. Insieme ai team che ho guidato abbiamo ottenuto risultati importanti sull'affidabilità del prodotto, sui costi di garanzia, sul livello di servizio dell'assistenza tecnica, sull'efficienza industriale e sullo sviluppo e l'industrializzazione di nuovi prodotti.

Vitibot, a Reims2025 · direzione generale di una scale-up

Nel 2025 ho assunto la direzione generale di Vitibot SA a Reims, azienda partecipata da SDF che sviluppa robot autonomi full-electric per il vigneto. È una realtà piccola e tecnologicamente avanzata, con i problemi tipici di una scale-up: molto diversa da un gruppo strutturato, e proprio per questo mi ha insegnato parecchio.

Quello che ho imparato sulla mia pelle

Ho lavorato quasi sempre su prodotti tecnologicamente complessi, con un gran numero di componenti e un contenuto di innovazione elevato, usati nei contesti più disparati. Con il tempo ho imparato che l'esperienza è una base solida, ma che basta uscire di poco dagli schemi conosciuti perché non basti più. È proprio la competenza a indicare dove serve applicare un processo rigoroso e dove invece il know-how maturato è già sufficiente.

Mi è capitato più di una volta di lavorare con fornitori di alto livello che hanno scoperto i limiti dei propri standard proprio a partire da un guasto sui prodotti di cui ero responsabile. La loro competenza era reale, ma era stata costruita su condizioni d'impiego diverse, e per arrivare alla causa si è dovuto rimettere in discussione anche quello che sembrava acquisito.

Ho visto piani di produzione nati come sfidanti rivelarsi, strada facendo, irrealistici. Quando nessuno lo dice per tempo, il conto arriva tutto insieme: prima in stabilimento, poi dal cliente. Verificare le ipotesi di un piano all'inizio costa molto meno che recuperare dopo.

E ho visto anche l'esito opposto: problemi da risolvere su macchine già consegnate che, affrontati insieme alla rete di assistenza, hanno finito per rafforzare il rapporto con i clienti invece di comprometterlo. Coerenza e serietà sono gli ingredienti di base di un rapporto di fiducia, e la fiducia è uno degli elementi chiave della soddisfazione del cliente.

Le persone

Tra le cose che ho fatto in questi anni, una di quelle a cui ho dedicato più attenzione è la crescita dei miei collaboratori. Ho cercato di costruire responsabilità e competenze all'interno dei team, in modo che non dipendessero da me, perché è quello che resta in azienda quando un manager se ne va.

Cosa porto con me

Prima di tutto, un tratto a cui tengo molto: la capacità di calarmi nelle realtà nuove in cui mi trovo a operare e di ascoltare senza pregiudizi. Mi è servita all'estero, in Spagna e in Francia, e di nuovo nel 2015, quando sono passato da un gruppo quotato in borsa a una multinazionale a proprietà familiare, con una cultura aziendale molto diversa. Parto sempre dal rispetto dell'esistente, che spesso ha alle spalle una storia importante che lo ha reso quello che è oggi, e voglio capire prima di esprimermi. Quando poi c'è da decidere, decido con fermezza, ma a ragion veduta.

Poi la capacità di guardare un'azienda industriale come un sistema unico, in cui sviluppo prodotto, produzione, supply chain, qualità e assistenza tecnica dipendono l'una dall'altra e vanno governate insieme, con il cliente come riferimento comune. L'ho imparato in grandi gruppi internazionali e in una scale-up, passando dalla linea di montaggio alla direzione operativa di un gruppo e al suo Consiglio di Amministrazione. Sono livelli in cui l'orizzonte delle decisioni cambia molto, e in ognuno ho cercato di tradurre le scelte strategiche in organizzazione e processi che le persone fossero in grado di sostenere.

Da questo percorso viene anche un metodo: collegare il problema sul campo, il processo che lo genera, i dati che lo descrivono e la decisione che lo risolve o lo rinvia, e misurare ogni miglioramento con un indicatore concordato prima di partire. Lo applico allo stesso modo a un difetto ricorrente e alla riorganizzazione di una funzione.

I risultati di questi anni li abbiamo ottenuti insieme ai team che ho guidato: nessun indicatore industriale si muove per merito di una persona sola. I dati puntuali riguardano le aziende in cui ho lavorato e restano loro; se interessa, ne parlo volentieri di persona, nei limiti di quello che posso dire.

Come lavoro, in quattro passaggi.

Sono i passaggi che seguo di solito, nello stesso ordine. Non hanno niente di originale: è il modo in cui si lavora quando, alla fine, qualcuno deve rispondere del risultato.

1OSSERVARE

Guardare il problema dove accade

In stabilimento, in officina o in ufficio tecnico, parlando con chi fa il lavoro, prima di proporre qualunque soluzione.

2CHIARIRE

Definire priorità e requisiti

Stabilire cosa va risolto subito, cosa può aspettare e cosa non conviene toccare, in un elenco breve condiviso con chi decide.

3PROGETTARE

Costruire una soluzione praticabile

Una soluzione che le persone e i sistemi esistenti siano in grado di sostenere. Se l'organizzazione non la regge, anche la migliore sulla carta non dura.

4MISURARE

Verificare e consolidare

Un indicatore concordato prima di partire e verificato dopo, e un passaggio di consegne fatto bene, perché il risultato deve reggere anche quando chi l'ha avviato non c'è più.

Dove l'intelligenza artificiale può servire, e dove no.

Credo che ogni tanto bisognerebbe prendersi il tempo per guardare le cose da fuori, con un po' di distacco. Io l'ho fatto, con l'obiettivo di capire quali dei problemi operativi che conosco bene si possono affrontare meglio con gli strumenti digitali di oggi, e quali invece continueranno a richiedere soprattutto persone, processo e disciplina. La digitalizzazione dei processi, del resto, ha fatto parte del mio lavoro in modo costante negli ultimi anni.

Le aree che conosco meglio

  • Qualità di prodotto e di processo: reclami dal campo, garanzie, cause radice
  • Operations e supply chain: scorte, S&OP, flussi di stabilimento
  • Sviluppo prodotto e lancio di nuovi modelli
  • Assistenza tecnica e rete service
  • Organizzazione di funzioni tecniche e gestione del cambiamento

Sono gli ambiti in cui mi sento in grado di distinguere un problema reale da uno solo apparente.

Cosa sto provando a fare

Sto imparando a costruire applicazioni web e mobile per verificare un'ipotesi: che gli strumenti più utili siano quelli progettati da chi conosce il processo, più che quelli con più funzioni.

È un lavoro in corso. Le cose che funzionano le pubblico nel Lab.

NOTA

Considero l'AI uno degli strumenti che ho a disposizione: ha senso usarla quando rende più efficace chi lavora o più facile trovare le informazioni. Se un problema si risolve con una procedura chiara e un foglio di calcolo, quella resta la risposta giusta. Nella mia esperienza la difficoltà sta nel sapere con precisione cosa deve fare lo strumento, e per saperlo bisogna aver fatto quel lavoro.

Il Lab: dove provo a costruire strumenti.

Per ora il Lab contiene soprattutto esercizi su argomenti di interesse generale, che mi sono serviti per imparare a sviluppare applicazioni, dalle più semplici fino a progetti più impegnativi. Gli strumenti legati al mio mestiere arriveranno lì, a partire da un'analisi dei reclami in garanzia oggi in costruzione.

4 esercizi pubblicati 1 strumento in costruzione 5 idee in distinta
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Se qualcosa di quello che hai letto ti ha ricordato un problema che conosci, mi farebbe piacere parlarne.

Mi interessa confrontarmi con chi lavora ogni giorno su processi industriali, qualità, assistenza tecnica o supply chain, su problemi concreti, esperienze o idee di strumenti da costruire. Rispondo personalmente.

Dall'inizio del 2027 AndonLab diventerà anche un'attività professionale. Affiancherò aziende industriali su qualità, operations e assistenza tecnica, con incarichi di consulenza o di management; quando è la risposta giusta, anche con strumenti digitali costruiti sui loro processi.

Se stai valutando un intervento di questo tipo per il prossimo anno, possiamo cominciare a parlarne fin da ora.

alessandro@andonlab.com
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TitoloAlessandro LucianiANDONLAB
DisegnatoA. Luciani
LuogoTorino
Revisione09 / 2026
Prossima revisione01 / 2027
Dati raccoltiNessuno
Foglio1 di 2
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